Codeluppi – Ecco un brano di critica contro Ligabue
13 settembre 2009 – 17:31
Vi avevamo parlato ieri(vedi news) e discusso sul forum (vedi discussione) della critica di Vanni Codeluppi, sociologo, a Luciano Ligabue, definendolo “una marca, un prodotto a tavolino“. Oggi direttamente dal sito laterza.it (Casa editrice) del libro “Tutti divi – Vivere in vetrina“, vi riportiamo un brano su Ligabue, intitolato appunto “Fuori e Dentro Ligabue“.
La marca forma un insieme inscindibile con i prodotti che presenta sul mercato. La marca è essenzialmente un mondo immaginario, ha però bisogno di basarsi su fondamenta solide come quelle costituite dai suoi prodotti. Se un divo, come abbiamo sostenuto nella premessa del volume, può essere considerato simile a una marca, per analizzare il caso di Luciano Ligabue è necessario partire dalle caratteristiche specifiche del prodotto Ligabue, per concentrarsi poi su quel mondo immaginario di marca che ha preso progressivamente vita attorno a tale prodotto. È ciò che faremo in questo capitolo, allo scopo di comprendere le ragioni che consentono a un divo di essere tale, cioè di attivare un potente processo d’identificazione in grado di coinvolgere molte migliaia di fan.
Ma perché abbiamo scelto il caso Ligabue? In apparenza il cantante emiliano si presenta come un «anti-divo», perché si richiama con forza a quella tradizione musicale rock e tipicamente americana che sembra discendere dalla selvaggia cultura western, fatta di relazioni difficili e rudi tra gli individui, spostamenti continui e un rapporto complesso con l’ambiente e la natura circostante. Ligabue, insomma, sembra rifiutare di far parte del mondo dei divi contemporanei, quel mondo dorato dove prevalgono lussi, mondanità e un’attenzione costante da parte dei media. Ma è proprio ciò a renderlo un caso interessante. Perché Ligabue è comunque un divo suo malgrado. Un divo reso tale dalle regole di funzionamento vigenti nell’attuale sistema sociale e comunicativo, che tutti, Ligabue compreso, sono costretti ad accettare se vogliono affermarsi e avere successo.
Inoltre, Ligabue ha sempre sentito l’esigenza di esprimersi facendo ricorso a diversi linguaggi espressivi. Ciò rende più intensa ed evidente in lui una delle caratteristiche fondamentali del funzionamento delle marche contemporanee: la necessità di operare utilizzando molteplici strumenti di comunicazione per costruirsi nell’immaginario sociale un’identità che sia definita con precisione, ma anche in grado di coinvolgere e sedurre.
Ligabue rappresenta però anche un’efficace fusione della tradizione del rock all’americana con il modello tipicamente italiano portato avanti a partire dalla fine degli anni Cinquanta da parte dei cantautori. Come pochi altri personaggi musicali, forse soltanto Vasco Rossi e Zucchero, fonde insieme energia rock e testi d’autore, una musica popolare e fisicamente coinvolgente con una realtà individuale e intima. Dà vita dunque a un mondo nel quale viene a essere enfatizzata la dimensione privata. Un mondo che, proprio per questo motivo, si presta particolarmente a consentire al divo di diventare oggetto di identificazione.
Ma tutti i divi musicali italiani sentono comunque dentro di loro che devono necessariamente essere «divi di serie B», divi che non possono competere con i veri divi della musica americana, che sono quelli originali e provengono dalla terra dove tutto è nato. E forse è per questo che non credono sino in fondo al loro ruolo. Il che, ancora una volta, è evidente soprattutto in Ligabue, il quale, come vedremo, è allo stesso tempo un divo e un fan di altri divi, un personaggio adorato da grandi schiere di ammiratori, ma anche un appassionato particolarmente affascinato dai grandi miti della musica americana. E, proprio per questo, consapevole dei limiti del divismo e pronto anche a prendersi gioco di quest’ultimo.
Le componenti di un divo
Per analizzare le caratteristiche del prodotto Ligabue, è possibile fare ricorso al metodo che è stato sviluppato dal pubblicitario francese Jacques Séguéla (1985), metodo derivante dalle tecniche messe a punto dall’industria cinematografica hollywoodiana per costruire e gestire l’immagine dei suoi attori. Questi, infatti, come abbiamo detto, sono il risultato della combinazione di tre componenti: il fisico, il carattere e lo stile.
La prima di queste componenti – il fisico – si basa sulle caratteristiche del corpo, ma soprattutto su quelle del viso. È questo infatti a dover essere unico, in quanto rappresenta la parte maggiormente visibile. Anche il viso di Luciano Ligabue è particolare. A prima vista assomiglia a quello di un indio. È scavato da alcune rughe profonde. La carnagione è scura. I capelli sono neri, lunghi e spesso spettinati. E quando Ligabue apre la bocca ne esce una voce roca e potente, in parte a causa di un banale intervento alle tonsille mal eseguito. Insomma, il viso gli attribuisce un’identità vagamente selvaggia, e comunque virile e sicura di sé.
D’altronde, è tutto il corpo di Ligabue che tende a esprimersi comunicando all’esterno un’immagine chiaramente virile. La virilità non viene però ostentata, ma è una naturale componente delle modalità con cui il cantante emiliano impiega il suo fisico. Non è d’altronde un caso che Ligabue non abbia voluto fare uso di tatuaggi o perlomeno non abbia mai mostrato in pubblico di essere tatuato. Il tatuaggio è infatti da sempre per gli uomini un importante strumento di espressione corporale. Nei secoli scorsi, gli individui tatuati erano considerati asociali e devianti, sebbene tale pratica venisse adottata anche da personaggi politici molto potenti, come Roosevelt, Truman, Kennedy, Stalin e Churchill. Oggi il suo uso si è diffuso e i collegamenti con i comportamenti devianti si sono indeboliti. Ma il tatuaggio per gli uomini rimane associato a significati di virilità, soprattutto poiché richiede una prova di forza: la dimostrazione di saper sopportare il dolore. In questa sede però è interessante soprattutto osservare che nella storia della musica dei giovani i musicisti, soprattutto quelli di hard rock, heavy metal e punk, ne hanno fatto un largo uso allo scopo proprio di comunicare virilità, ma anche aggressività.
Ma se Ligabue non ha voluto fare uso di tatuaggi è probabilmente anche perché cerca di mantenere il suo corpo in una condizione di purezza. O perlomeno cerca di comunicare agli altri che il suo corpo è in tale condizione. Così ha mostrato di impegnarsi intensamente per arrivare a uno stato di salute ottimale. Ha evitato gli eccessi tipici delle rockstar, come l’abuso di droghe o alcol. Addirittura, non ha mai acceso una sigaretta. E ha mostrato spesso in pubblico il suo possesso di una buona salute: ad esempio correndo in concerto sul palco e nelle varie passerelle ad esso attigue oppure nelle innumerevoli partite di calcio di beneficenza giocate con la Nazionale cantanti o la squadra Dinamo Rock. Ma questo modo di esibire uno stato di buona salute è per Ligabue probabilmente anche un modo per esprimere la potenza posseduta dal suo corpo. E per comunicare, ancora una volta, anche quella virilità che è parte essenziale della sua cultura e di quella musica rock di origine americana che l’ha notevolmente influenzato.
Tratto da : http://www.laterza.it/
