Incassi botteghini : Ligabue primo italiano nel 2009


Posted Luglio 9th, 2010 by Leggero No Comments »

Ligabue primo degli incassi tra gli italiani nel 2009
E’ Luciano Ligabue il leader italiano degli incassi ai botteghini per i concerti del 2009.Il rocker di Correggio grazie alle 10 date “In Arena” ha incassato ben 5 milioni e 400 mila euro circa. Tra gli altri artisti campioni di incasso ci sono gli U2 con 5 milioni e 500 mila euro per lo show del 8 luglio a San Siro, e Madonna con 4 milioni e 600 mila euro per il concerto sempre a San Siro del 14 luglio. I dati sono stati comunicati dall’associazione “Assomusica“.

Ligabue e Vasco : I più amati dagli azzurri!


Posted Maggio 27th, 2010 by Leggero No Comments »

Ligabue e Vasco tra i più amati
Sono Vasco Rossi e Luciano Ligabue i cantanti più amati dalla nostra nazionale di calcio. Il sondaggio è stato condotto da Radio Italia e Samsung Elctornics Italia.

Ligabue : Arrivederci Mostro, i “segreti” della copertina!


Posted Maggio 9th, 2010 by Leggero No Comments »

Arrivederci mostro, segreti della copertina easter eggs
In attesa dell’imminente uscita del nuovo album di Luciano, “Arrivederci Mostro” portiamo all’attenzione la copertina con i relativi “segreti” una sorta di “ester eggs”. Già perchè l’immagine è “parlante“. Come riportato qualche settimana fa dalla Gazzetta Dello Sport che ha intervistato Luciano,le immagini più o meno nascoste sono ben 5 : simbolo del Carosello, il Kitesurfista altri non è che il produttore Corrado Rustici, il pescatore è Claudio Maioli, uno striscione con la scritta “Sei qui per dire che il meglio deve ancora venire”, ed infine lo stesso Luciano affacciato alla finestra.

Muse : Ligabue? Grande artista


Posted Maggio 1st, 2010 by Leggero No Comments »

Muse Ligabue grande artista
Già si sapeva, non è la prima volta che dai Muse, sopratutto da Bellamy arrivano i complimenti a Luciano Ligabue. Ancora oggi hanno voluto dire la loro su Luciano su Mtv Hits, questo quanto dichiarato.

“Ho conosciuto questo brano grazie alla mia ex che era italiana, era una grandissima fan di Ligabue, non conosco bene la sua musica ma mi ha portato ai suoi concerti diverse volte, l’ho visto due volte a San Siro e una volta nella sua città natale, in Emilia Romagna, credo sia stato il primo o il secondo concerto da solista più grande del mondo. C’erano circa 20 mila persone (in realtà erano oltre 160 mila), c’erano quattro palchi, è stata un ‘esperienza strana, ma lui è un grande artista, è molto vicino al pubblico”.

Buon compleanno Elv…. Liga!!!


Posted Marzo 13th, 2010 by Leggero No Comments »

Ligabue 50 anni

Le Citazioni “Rock” di Luciano


Posted Settembre 24th, 2009 by Leggero No Comments »

Rolling Stones

Piccolo spazio curiosità:

Le citazioni Rock di Luciano nella sua carriera :

<< Mi hanno voluto Elvis , per la loro allegria >>> [Ultimo Tango a Memphis]

<< Certe Notti la radio passa Neil Young, sembra aver capito chi sei >>> [Certe Notti]

<< La forza della banda è nello star lontani, dai posti in cui son stati, Brian, Janis, Jim e Jimi >>> [La forza della banda]

<< Solo rock ‘n’roll si vabbè ma che gusto,l’han detto anche gli Stones >>> [ L'han detto anche gli Stones]

<< Chissà se in cielo passano gli Who, chissà che nome d’arte avrà il dj…>>> [ Chissà se in cielo passano gli Who]

Codeluppi – Ecco un brano di critica contro Ligabue


Posted Settembre 13th, 2009 by Leggero No Comments »

Ligabue presentazione elle elle

Vi avevamo parlato ieri(vedi news) e discusso sul forum (vedi discussione) della critica di Vanni Codeluppi, sociologo, a Luciano Ligabue, definendolo “una marca, un prodotto a tavolino“. Oggi direttamente dal sito laterza.it (Casa editrice) del libro “Tutti divi – Vivere in vetrina“, vi riportiamo un brano su Ligabue, intitolato appunto “Fuori e Dentro Ligabue“.

La marca forma un insieme inscindibile con i prodotti che presenta sul mercato. La marca è essenzialmente un mondo immaginario, ha però bisogno di basarsi su fondamenta solide come quelle costituite dai suoi prodotti. Se un divo, come abbiamo sostenuto nella premessa del volume, può essere considerato simile a una marca, per analizzare il caso di Luciano Ligabue è necessario partire dalle caratteristiche specifiche del prodotto Ligabue, per concentrarsi poi su quel mondo immaginario di marca che ha preso progressivamente vita attorno a tale prodotto. È ciò che faremo in questo capitolo, allo scopo di comprendere le ragioni che consentono a un divo di essere tale, cioè di attivare un potente processo d’identificazione in grado di coinvolgere molte migliaia di fan.

Ma perché abbiamo scelto il caso Ligabue? In apparenza il cantante emiliano si presenta come un «anti-divo», perché si richiama con forza a quella tradizione musicale rock e tipicamente americana che sembra discendere dalla selvaggia cultura western, fatta di relazioni difficili e rudi tra gli individui, spostamenti continui e un rapporto complesso con l’ambiente e la natura circostante. Ligabue, insomma, sembra rifiutare di far parte del mondo dei divi contemporanei, quel mondo dorato dove prevalgono lussi, mondanità e un’attenzione costante da parte dei media. Ma è proprio ciò a renderlo un caso interessante. Perché Ligabue è comunque un divo suo malgrado. Un divo reso tale dalle regole di funzionamento vigenti nell’attuale sistema sociale e comunicativo, che tutti, Ligabue compreso, sono costretti ad accettare se vogliono affermarsi e avere successo.

Inoltre, Ligabue ha sempre sentito l’esigenza di esprimersi facendo ricorso a diversi linguaggi espressivi. Ciò rende più intensa ed evidente in lui una delle caratteristiche fondamentali del funzionamento delle marche contemporanee: la necessità di operare utilizzando molteplici strumenti di comunicazione per costruirsi nell’immaginario sociale un’identità che sia definita con precisione, ma anche in grado di coinvolgere e sedurre.

Ligabue rappresenta però anche un’efficace fusione della tradizione del rock all’americana con il modello tipicamente italiano portato avanti a partire dalla fine degli anni Cinquanta da parte dei cantautori. Come pochi altri personaggi musicali, forse soltanto Vasco Rossi e Zucchero, fonde insieme energia rock e testi d’autore, una musica popolare e fisicamente coinvolgente con una realtà individuale e intima. Dà vita dunque a un mondo nel quale viene a essere enfatizzata la dimensione privata. Un mondo che, proprio per questo motivo, si presta particolarmente a consentire al divo di diventare oggetto di identificazione.

Ma tutti i divi musicali italiani sentono comunque dentro di loro che devono necessariamente essere «divi di serie B», divi che non possono competere con i veri divi della musica americana, che sono quelli originali e provengono dalla terra dove tutto è nato. E forse è per questo che non credono sino in fondo al loro ruolo. Il che, ancora una volta, è evidente soprattutto in Ligabue, il quale, come vedremo, è allo stesso tempo un divo e un fan di altri divi, un personaggio adorato da grandi schiere di ammiratori, ma anche un appassionato particolarmente affascinato dai grandi miti della musica americana. E, proprio per questo, consapevole dei limiti del divismo e pronto anche a prendersi gioco di quest’ultimo.

Le componenti di un divo

Per analizzare le caratteristiche del prodotto Ligabue, è possibile fare ricorso al metodo che è stato sviluppato dal pubblicitario francese Jacques Séguéla (1985), metodo derivante dalle tecniche messe a punto dall’industria cinematografica hollywoodiana per costruire e gestire l’immagine dei suoi attori. Questi, infatti, come abbiamo detto, sono il risultato della combinazione di tre componenti: il fisico, il carattere e lo stile.

La prima di queste componenti – il fisico – si basa sulle caratteristiche del corpo, ma soprattutto su quelle del viso. È questo infatti a dover essere unico, in quanto rappresenta la parte maggiormente visibile. Anche il viso di Luciano Ligabue è particolare. A prima vista assomiglia a quello di un indio. È scavato da alcune rughe profonde. La carnagione è scura. I capelli sono neri, lunghi e spesso spettinati. E quando Ligabue apre la bocca ne esce una voce roca e potente, in parte a causa di un banale intervento alle tonsille mal eseguito. Insomma, il viso gli attribuisce un’identità vagamente selvaggia, e comunque virile e sicura di sé.

D’altronde, è tutto il corpo di Ligabue che tende a esprimersi comunicando all’esterno un’immagine chiaramente virile. La virilità non viene però ostentata, ma è una naturale componente delle modalità con cui il cantante emiliano impiega il suo fisico. Non è d’altronde un caso che Ligabue non abbia voluto fare uso di tatuaggi o perlomeno non abbia mai mostrato in pubblico di essere tatuato. Il tatuaggio è infatti da sempre per gli uomini un importante strumento di espressione corporale. Nei secoli scorsi, gli individui tatuati erano considerati asociali e devianti, sebbene tale pratica venisse adottata anche da personaggi politici molto potenti, come Roosevelt, Truman, Kennedy, Stalin e Churchill. Oggi il suo uso si è diffuso e i collegamenti con i comportamenti devianti si sono indeboliti. Ma il tatuaggio per gli uomini rimane associato a significati di virilità, soprattutto poiché richiede una prova di forza: la dimostrazione di saper sopportare il dolore. In questa sede però è interessante soprattutto osservare che nella storia della musica dei giovani i musicisti, soprattutto quelli di hard rock, heavy metal e punk, ne hanno fatto un largo uso allo scopo proprio di comunicare virilità, ma anche aggressività.

Ma se Ligabue non ha voluto fare uso di tatuaggi è probabilmente anche perché cerca di mantenere il suo corpo in una condizione di purezza. O perlomeno cerca di comunicare agli altri che il suo corpo è in tale condizione. Così ha mostrato di impegnarsi intensamente per arrivare a uno stato di salute ottimale. Ha evitato gli eccessi tipici delle rockstar, come l’abuso di droghe o alcol. Addirittura, non ha mai acceso una sigaretta. E ha mostrato spesso in pubblico il suo possesso di una buona salute: ad esempio correndo in concerto sul palco e nelle varie passerelle ad esso attigue oppure nelle innumerevoli partite di calcio di beneficenza giocate con la Nazionale cantanti o la squadra Dinamo Rock. Ma questo modo di esibire uno stato di buona salute è per Ligabue probabilmente anche un modo per esprimere la potenza posseduta dal suo corpo. E per comunicare, ancora una volta, anche quella virilità che è parte essenziale della sua cultura e di quella musica rock di origine americana che l’ha notevolmente influenzato.

Tratto da : http://www.laterza.it/

Ligabue? E’ una marca!


Posted Settembre 12th, 2009 by Leggero 1 Comment »

Copertina : Tutti Divi, Vivere In Vetrina
Ligabue, un prodotto a tavolino, una marca, un processo di marketing. Queste le critiche rivolte dal sociologo Codeluppi nel suo ultimo libro “Tutti Divi. Vivere in Vetrina“. Il Resto del Carlino ha intervistato l’autore e di seguito vi riportiamo l’intera intervista:

Reggio Emilia, 12 settembre 2009. «LUCIANO LIGABUE è una marca. Dietro il suo essere ‘divo’ c’è un’attenta regia. É un processo di marketing. Come si fa per un brand aziendale».

Vanni Codeluppi, reggiano classe 1958, insegna sociologia applicata ai consumi all’Università di Modena e Reggio. Ma, fatto ancor più curioso, è uno dei più ‘antichi’ fan del Liga.

«Sono anche andato ai primi raduni del fan-club», ammette sorridendo. Nei giorni scorsi è uscito il suo ultimo libro («Ormai ho perso il conto, ma siamo nell’ordine della sessantina…»), «Vivere in vetrina. Tutti divi», edito da Laterza. Un intero capitolo, l’ultimo, è proprio dedicato al rocker correggese. E alla sua attenta ‘costruzione’.

Codeluppi, lei afferma che Ligabue è come una marca. Perché?

«La mia tesi è che ci sia una scrupolosa regia dietro ogni suo elemento caratteristico. Un divo, oramai, non può fare a meno di comportarsi come una marca aziendale. Si pensa che gli artisti non siano contaminati da politiche commerciali ma non è così. E lui ne è il paradigma più calzante».

Attraverso che modello commerciale l’ha analizzato?

«Le caratteristiche del ‘prodotto’ Ligabue corrispondono a un semplice modello del 1985 sviluppato da un pubblicitario francese: Jacques Séguéla. Erano le stesse tecniche messe a punto dall’industria cinematografica holliwoodiana per costruire e gestire l’immagine dei suoi attori».

Gli elementi necessari?

«Sono tre: fisico, carattere e stile. E Ligabue li ha interpretati al meglio. A partire dal puntare sulle caratteristiche del suo viso da indio. Che ha sapientemente enfatizzato dai capelli lunghi».

Una costruzione fatta ‘ad hoc’ anche quelli?

«È possibile. Come anche il suo modo di suonare la chitarra e il fatto di essere comparso a torso nudo sul palco del mega-concerto del 2005 al campovolo e sulla copertina di una rivista. Tutti elementi che cercano di fare di lui un sex symbol. Poi è anche un salutista, una novità per un cantante rock. Prima valeva il modello trasgressivo alla Vasco. Lui è nuovo anche in quello».

Sulla personalità?

«Già la natura lo ha aiutato. Faccia larga, perenne sorriso. Ha una personalità articolata e infonde un contagioso ottimismo. Ma bisogna seguire un’identità univoca per non spiazzare i fan. È necessario creare un mondo e uno stile che li accomuni. E usare molti strumenti di comunicazione per reclamizzarsi».

Ed ecco il famoso ‘stile’ Liga.

«Quello che più lo caratterizza. Ha ben giocato col suo aspetto fisico a cui ha associato un abbigliamento etnico-americano. È qui che è entrato ancora più in gioco la regia, l’attento utilizzo di tutti i dettagli e accessori. Ligabue è barocco, vistoso, al limite del trash, quasi sconfina nel ‘tamarro di periferia’».

È un artista poliedrico: album, libri, poesie, film. Anche questo è studiato?

«È sicuramente un modo per fidelizzare ancora di più i fan. Lui è sempre molto riservato, attento nel comunicare la sua immagine. Su Facebook però il suo gruppo ha raggiunto quota 500mila ammiratori. Penso che sia un record mondiale. Pochi giorni fa la festa a Correggio per ‘celebrarlo’, in questi giorni è a Venezia come membro in giuria del festival del cinema. Un po’ lontano dall’immagine di anti-divo».

Di qualche settimana fa la polemica del leader dei Nomadi. «Lascio — diceva — perché siete un’industria». Aveva ragione dunque?

«Sì, anche il loro è un caso simile. Erano nati dai valori di libertà degli anni Sessanta e ora hanno ceduto al fascino del business e dell’industria. Ma è inevitabile, al giorno d’oggi non si può prescindere dal mercato».

Ha mai conosciuto l’oggetto dei suoi studi?

«Sì, ho incontrato Ligabue prima che il libro venisse pubblicato e gli ho spiegato la mia tesi. Sia lui sia Maioli (il suo manager), non ne erano molto contenti… ».

Quindi avendo un buon materiale di base, mettendosi a tavolino e applicando alla lettera il modello, si può costruire un divo? Un altro Liga?

«Direi di sì. È poi il concetto che stanno applicando tutti i reality show basati sul talento musicale, che però non è sufficiente. Ci vuole anche una bella faccia, il fisico, lo stile e la personalità. Ma tutto può essere marca, un politico, uno sportivo. Luciano Ligabue lo è».

di BENEDETTA SALSI

Intervista tratta da : http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

Lucio Battisti – Un punto di riferimento per Luciano


Posted Settembre 9th, 2009 by Leggero No Comments »

Lucio Battisti
Il 9 settembre di 11 anni fa, moriva uno dei geni assoluti della musica italiana, Lucio Battisti. Battisti, è un punto di riferimento per molti artisti odierni, tra cui il nostro “Liga” che ha, negli anni, reso tributo alla sua figura incidendo le cover di “La Canzone Del Sole” , “I giardini di Marzo” oltre ad una versione live “luciobattistizzata” (come definito da Luciano stesso) di “Certe Notti” . In segno di ricordo, e ringraziamento per chi ha stravolto la musica italiana, ecco di seguito i video delle sopracitate covers , più la versione acustica di Certe Notti. Buona Visione:

La Canzone Del Sole

I Giardini di Marzo

Certe Notti – “Versione Luciobattistizzata”

Ligabue – 19 anni fa la vittoria al Festivalbar


Posted Settembre 8th, 2009 by Leggero 1 Comment »

Festivalbar
Esattamente l’8 settembre di 19 anni fa, Luciano Ligabue vinceva (sezione Disco Verde) il festivalbar con il brano “Balliamo sul Mondo“. Di seguito un video tratto da una delle serate del festivalbar 1990 a cui partecipava Ligabue: