Le Citazioni “Rock” di Luciano


Posted Settembre 24th, 2009 by Leggero No Comments »

Rolling Stones

Piccolo spazio curiosità:

Le citazioni Rock di Luciano nella sua carriera :

<< Mi hanno voluto Elvis , per la loro allegria >>> [Ultimo Tango a Memphis]

<< Certe Notti la radio passa Neil Young, sembra aver capito chi sei >>> [Certe Notti]

<< La forza della banda è nello star lontani, dai posti in cui son stati, Brian, Janis, Jim e Jimi >>> [La forza della banda]

<< Solo rock ‘n’roll si vabbè ma che gusto,l’han detto anche gli Stones >>> [ L'han detto anche gli Stones]

<< Chissà se in cielo passano gli Who, chissà che nome d’arte avrà il dj…>>> [ Chissà se in cielo passano gli Who]

Codeluppi – Ecco un brano di critica contro Ligabue


Posted Settembre 13th, 2009 by Leggero No Comments »

Ligabue presentazione elle elle

Vi avevamo parlato ieri(vedi news) e discusso sul forum (vedi discussione) della critica di Vanni Codeluppi, sociologo, a Luciano Ligabue, definendolo “una marca, un prodotto a tavolino“. Oggi direttamente dal sito laterza.it (Casa editrice) del libro “Tutti divi – Vivere in vetrina“, vi riportiamo un brano su Ligabue, intitolato appunto “Fuori e Dentro Ligabue“.

La marca forma un insieme inscindibile con i prodotti che presenta sul mercato. La marca è essenzialmente un mondo immaginario, ha però bisogno di basarsi su fondamenta solide come quelle costituite dai suoi prodotti. Se un divo, come abbiamo sostenuto nella premessa del volume, può essere considerato simile a una marca, per analizzare il caso di Luciano Ligabue è necessario partire dalle caratteristiche specifiche del prodotto Ligabue, per concentrarsi poi su quel mondo immaginario di marca che ha preso progressivamente vita attorno a tale prodotto. È ciò che faremo in questo capitolo, allo scopo di comprendere le ragioni che consentono a un divo di essere tale, cioè di attivare un potente processo d’identificazione in grado di coinvolgere molte migliaia di fan.

Ma perché abbiamo scelto il caso Ligabue? In apparenza il cantante emiliano si presenta come un «anti-divo», perché si richiama con forza a quella tradizione musicale rock e tipicamente americana che sembra discendere dalla selvaggia cultura western, fatta di relazioni difficili e rudi tra gli individui, spostamenti continui e un rapporto complesso con l’ambiente e la natura circostante. Ligabue, insomma, sembra rifiutare di far parte del mondo dei divi contemporanei, quel mondo dorato dove prevalgono lussi, mondanità e un’attenzione costante da parte dei media. Ma è proprio ciò a renderlo un caso interessante. Perché Ligabue è comunque un divo suo malgrado. Un divo reso tale dalle regole di funzionamento vigenti nell’attuale sistema sociale e comunicativo, che tutti, Ligabue compreso, sono costretti ad accettare se vogliono affermarsi e avere successo.

Inoltre, Ligabue ha sempre sentito l’esigenza di esprimersi facendo ricorso a diversi linguaggi espressivi. Ciò rende più intensa ed evidente in lui una delle caratteristiche fondamentali del funzionamento delle marche contemporanee: la necessità di operare utilizzando molteplici strumenti di comunicazione per costruirsi nell’immaginario sociale un’identità che sia definita con precisione, ma anche in grado di coinvolgere e sedurre.

Ligabue rappresenta però anche un’efficace fusione della tradizione del rock all’americana con il modello tipicamente italiano portato avanti a partire dalla fine degli anni Cinquanta da parte dei cantautori. Come pochi altri personaggi musicali, forse soltanto Vasco Rossi e Zucchero, fonde insieme energia rock e testi d’autore, una musica popolare e fisicamente coinvolgente con una realtà individuale e intima. Dà vita dunque a un mondo nel quale viene a essere enfatizzata la dimensione privata. Un mondo che, proprio per questo motivo, si presta particolarmente a consentire al divo di diventare oggetto di identificazione.

Ma tutti i divi musicali italiani sentono comunque dentro di loro che devono necessariamente essere «divi di serie B», divi che non possono competere con i veri divi della musica americana, che sono quelli originali e provengono dalla terra dove tutto è nato. E forse è per questo che non credono sino in fondo al loro ruolo. Il che, ancora una volta, è evidente soprattutto in Ligabue, il quale, come vedremo, è allo stesso tempo un divo e un fan di altri divi, un personaggio adorato da grandi schiere di ammiratori, ma anche un appassionato particolarmente affascinato dai grandi miti della musica americana. E, proprio per questo, consapevole dei limiti del divismo e pronto anche a prendersi gioco di quest’ultimo.

Le componenti di un divo

Per analizzare le caratteristiche del prodotto Ligabue, è possibile fare ricorso al metodo che è stato sviluppato dal pubblicitario francese Jacques Séguéla (1985), metodo derivante dalle tecniche messe a punto dall’industria cinematografica hollywoodiana per costruire e gestire l’immagine dei suoi attori. Questi, infatti, come abbiamo detto, sono il risultato della combinazione di tre componenti: il fisico, il carattere e lo stile.

La prima di queste componenti – il fisico – si basa sulle caratteristiche del corpo, ma soprattutto su quelle del viso. È questo infatti a dover essere unico, in quanto rappresenta la parte maggiormente visibile. Anche il viso di Luciano Ligabue è particolare. A prima vista assomiglia a quello di un indio. È scavato da alcune rughe profonde. La carnagione è scura. I capelli sono neri, lunghi e spesso spettinati. E quando Ligabue apre la bocca ne esce una voce roca e potente, in parte a causa di un banale intervento alle tonsille mal eseguito. Insomma, il viso gli attribuisce un’identità vagamente selvaggia, e comunque virile e sicura di sé.

D’altronde, è tutto il corpo di Ligabue che tende a esprimersi comunicando all’esterno un’immagine chiaramente virile. La virilità non viene però ostentata, ma è una naturale componente delle modalità con cui il cantante emiliano impiega il suo fisico. Non è d’altronde un caso che Ligabue non abbia voluto fare uso di tatuaggi o perlomeno non abbia mai mostrato in pubblico di essere tatuato. Il tatuaggio è infatti da sempre per gli uomini un importante strumento di espressione corporale. Nei secoli scorsi, gli individui tatuati erano considerati asociali e devianti, sebbene tale pratica venisse adottata anche da personaggi politici molto potenti, come Roosevelt, Truman, Kennedy, Stalin e Churchill. Oggi il suo uso si è diffuso e i collegamenti con i comportamenti devianti si sono indeboliti. Ma il tatuaggio per gli uomini rimane associato a significati di virilità, soprattutto poiché richiede una prova di forza: la dimostrazione di saper sopportare il dolore. In questa sede però è interessante soprattutto osservare che nella storia della musica dei giovani i musicisti, soprattutto quelli di hard rock, heavy metal e punk, ne hanno fatto un largo uso allo scopo proprio di comunicare virilità, ma anche aggressività.

Ma se Ligabue non ha voluto fare uso di tatuaggi è probabilmente anche perché cerca di mantenere il suo corpo in una condizione di purezza. O perlomeno cerca di comunicare agli altri che il suo corpo è in tale condizione. Così ha mostrato di impegnarsi intensamente per arrivare a uno stato di salute ottimale. Ha evitato gli eccessi tipici delle rockstar, come l’abuso di droghe o alcol. Addirittura, non ha mai acceso una sigaretta. E ha mostrato spesso in pubblico il suo possesso di una buona salute: ad esempio correndo in concerto sul palco e nelle varie passerelle ad esso attigue oppure nelle innumerevoli partite di calcio di beneficenza giocate con la Nazionale cantanti o la squadra Dinamo Rock. Ma questo modo di esibire uno stato di buona salute è per Ligabue probabilmente anche un modo per esprimere la potenza posseduta dal suo corpo. E per comunicare, ancora una volta, anche quella virilità che è parte essenziale della sua cultura e di quella musica rock di origine americana che l’ha notevolmente influenzato.

Tratto da : http://www.laterza.it/

Ligabue? E’ una marca!


Posted Settembre 12th, 2009 by Leggero 1 Comment »

Copertina : Tutti Divi, Vivere In Vetrina
Ligabue, un prodotto a tavolino, una marca, un processo di marketing. Queste le critiche rivolte dal sociologo Codeluppi nel suo ultimo libro “Tutti Divi. Vivere in Vetrina“. Il Resto del Carlino ha intervistato l’autore e di seguito vi riportiamo l’intera intervista:

Reggio Emilia, 12 settembre 2009. «LUCIANO LIGABUE è una marca. Dietro il suo essere ‘divo’ c’è un’attenta regia. É un processo di marketing. Come si fa per un brand aziendale».

Vanni Codeluppi, reggiano classe 1958, insegna sociologia applicata ai consumi all’Università di Modena e Reggio. Ma, fatto ancor più curioso, è uno dei più ‘antichi’ fan del Liga.

«Sono anche andato ai primi raduni del fan-club», ammette sorridendo. Nei giorni scorsi è uscito il suo ultimo libro («Ormai ho perso il conto, ma siamo nell’ordine della sessantina…»), «Vivere in vetrina. Tutti divi», edito da Laterza. Un intero capitolo, l’ultimo, è proprio dedicato al rocker correggese. E alla sua attenta ‘costruzione’.

Codeluppi, lei afferma che Ligabue è come una marca. Perché?

«La mia tesi è che ci sia una scrupolosa regia dietro ogni suo elemento caratteristico. Un divo, oramai, non può fare a meno di comportarsi come una marca aziendale. Si pensa che gli artisti non siano contaminati da politiche commerciali ma non è così. E lui ne è il paradigma più calzante».

Attraverso che modello commerciale l’ha analizzato?

«Le caratteristiche del ‘prodotto’ Ligabue corrispondono a un semplice modello del 1985 sviluppato da un pubblicitario francese: Jacques Séguéla. Erano le stesse tecniche messe a punto dall’industria cinematografica holliwoodiana per costruire e gestire l’immagine dei suoi attori».

Gli elementi necessari?

«Sono tre: fisico, carattere e stile. E Ligabue li ha interpretati al meglio. A partire dal puntare sulle caratteristiche del suo viso da indio. Che ha sapientemente enfatizzato dai capelli lunghi».

Una costruzione fatta ‘ad hoc’ anche quelli?

«È possibile. Come anche il suo modo di suonare la chitarra e il fatto di essere comparso a torso nudo sul palco del mega-concerto del 2005 al campovolo e sulla copertina di una rivista. Tutti elementi che cercano di fare di lui un sex symbol. Poi è anche un salutista, una novità per un cantante rock. Prima valeva il modello trasgressivo alla Vasco. Lui è nuovo anche in quello».

Sulla personalità?

«Già la natura lo ha aiutato. Faccia larga, perenne sorriso. Ha una personalità articolata e infonde un contagioso ottimismo. Ma bisogna seguire un’identità univoca per non spiazzare i fan. È necessario creare un mondo e uno stile che li accomuni. E usare molti strumenti di comunicazione per reclamizzarsi».

Ed ecco il famoso ‘stile’ Liga.

«Quello che più lo caratterizza. Ha ben giocato col suo aspetto fisico a cui ha associato un abbigliamento etnico-americano. È qui che è entrato ancora più in gioco la regia, l’attento utilizzo di tutti i dettagli e accessori. Ligabue è barocco, vistoso, al limite del trash, quasi sconfina nel ‘tamarro di periferia’».

È un artista poliedrico: album, libri, poesie, film. Anche questo è studiato?

«È sicuramente un modo per fidelizzare ancora di più i fan. Lui è sempre molto riservato, attento nel comunicare la sua immagine. Su Facebook però il suo gruppo ha raggiunto quota 500mila ammiratori. Penso che sia un record mondiale. Pochi giorni fa la festa a Correggio per ‘celebrarlo’, in questi giorni è a Venezia come membro in giuria del festival del cinema. Un po’ lontano dall’immagine di anti-divo».

Di qualche settimana fa la polemica del leader dei Nomadi. «Lascio — diceva — perché siete un’industria». Aveva ragione dunque?

«Sì, anche il loro è un caso simile. Erano nati dai valori di libertà degli anni Sessanta e ora hanno ceduto al fascino del business e dell’industria. Ma è inevitabile, al giorno d’oggi non si può prescindere dal mercato».

Ha mai conosciuto l’oggetto dei suoi studi?

«Sì, ho incontrato Ligabue prima che il libro venisse pubblicato e gli ho spiegato la mia tesi. Sia lui sia Maioli (il suo manager), non ne erano molto contenti… ».

Quindi avendo un buon materiale di base, mettendosi a tavolino e applicando alla lettera il modello, si può costruire un divo? Un altro Liga?

«Direi di sì. È poi il concetto che stanno applicando tutti i reality show basati sul talento musicale, che però non è sufficiente. Ci vuole anche una bella faccia, il fisico, lo stile e la personalità. Ma tutto può essere marca, un politico, uno sportivo. Luciano Ligabue lo è».

di BENEDETTA SALSI

Intervista tratta da : http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

Lucio Battisti – Un punto di riferimento per Luciano


Posted Settembre 9th, 2009 by Leggero No Comments »

Lucio Battisti
Il 9 settembre di 11 anni fa, moriva uno dei geni assoluti della musica italiana, Lucio Battisti. Battisti, è un punto di riferimento per molti artisti odierni, tra cui il nostro “Liga” che ha, negli anni, reso tributo alla sua figura incidendo le cover di “La Canzone Del Sole” , “I giardini di Marzo” oltre ad una versione live “luciobattistizzata” (come definito da Luciano stesso) di “Certe Notti” . In segno di ricordo, e ringraziamento per chi ha stravolto la musica italiana, ecco di seguito i video delle sopracitate covers , più la versione acustica di Certe Notti. Buona Visione:

La Canzone Del Sole

I Giardini di Marzo

Certe Notti – “Versione Luciobattistizzata”

Ligabue – 19 anni fa la vittoria al Festivalbar


Posted Settembre 8th, 2009 by Leggero No Comments »

Festivalbar
Esattamente l’8 settembre di 19 anni fa, Luciano Ligabue vinceva (sezione Disco Verde) il festivalbar con il brano “Balliamo sul Mondo“. Di seguito un video tratto da una delle serate del festivalbar 1990 a cui partecipava Ligabue:

Ligabue – E’ l’artista italiano più seguito su Facebook


Posted Settembre 2nd, 2009 by Leggero No Comments »
Ligabue - Home - Facebook

Ligabue - Home - Facebook

Luciano Ligabue con oltre 500 mila fans, è l’artista italiano più seguito al mondo sul social network, Facebook. Ne dà notizia il sito ufficiale. Il Liga ha superato anche molti artisti internazioni come Bruce Springsteen, David Bowie e Robbie Williams.

Questo è l’indirizzo facebook di ligabue: http://www.facebook.com/ligabue

Retroscena dell’incontro con Pavarotti


Posted Settembre 1st, 2009 by Leggero No Comments »
Copertina - Pavarotti an Friends-

Copertina - Pavarotti an Friends-

Qualche giorno fa abbiamo postato il video della particolare versione di “Certe Notti” di Ligabue in duetto con Luciano Pavarotti. Oggi vi riportiamo qualche chicca riguardo questa esibizione. Inzialmente la canzone affidata a Luciano era, un classico napoletano “I’ Te Vurria Vasà” ma le evidenti difficoltà per Luciano hanno portato a ripegare su “Certe Notti“. Ecco qui le dichiarazioni di Luciano a Repubblica :

Il duetto:
“Io canto in mi, lui in fa. Io canto le strofe, lui il ritornello. E’ fantastico, soprattutto quando apre il turbo e parte”.

Sulla scelta della sua partecipazione:
“Credo che ci sia lo zampino di Nicoletta”.

La canzone napoletana inzialmente scelta:
“Proprio non mi ci trovavo. Allora piano piano, con la Nicoletta, gli abbiamo fatto scivolare sotto ‘ Certe notti’ . Lui l’ ha ascoltata, ha anche detto che gli ricordava Brahms. In effetti, di tutte quelle che ho scritto è la più cantabile”.

Riguardo al concerto e a Pavarotti:
“Funziona perché c’ è lui. E’ un grande perno attorno al quale potrebbe ruotare tutta la musica del mondo. E’ un vulcano, capace di accentrare una grande energia”

Dichiarazioni tratte dall’ articolo “Il Maestro? Un Vulcano” pubblicato su Repubblica il 20 giugno 1996 di Laura Putti.

Certe notti feat Pavarotti


Posted Agosto 29th, 2009 by Leggero 1 Comment »

Ecco una versione particolarissima di “Certe Notti” cantata da Luciano Ligabue, insieme ad un divertito Luciano Pavarotti.L’esibizione risale al 20 giugno 1996 durante il “Pavarotti & Friends for war child” svoltosi a Modena.

Liga- In top ten tra i preferiti dagli innamorati


Posted Agosto 28th, 2009 by Leggero No Comments »

Ligabue tra i preferiti dagli innamorati
Secondo una ricerca dell’ Osservatorio sull’amore attraverso il sito Meetic, è Eros Ramazzotti il cantante più ascoltato dagli innamorati seguito da Vasco Rossi e Claudio Baglioni. Luciano Ligabue invece chiude la top ten.

Luciano ed il Rock italiano


Posted Agosto 14th, 2009 by Leggero No Comments »

ligabue

Riscopriamo un piacevole articolo di Repubblica del 25 settembre 1994 a cura di Erneste Assente che chiede a Luciano “Cosa è stato e cosa è il rock italiano“. Di seguito l’articolo :

LA VIA NAZIONALE DI LIGABUE (Di Ernesto Assente)

Repubblica — 25 settembre 1994 pagina 29 sezione: SPETTACOLI

LUCIANO Ligabue è nato nel 1960, all’ alba del rock italiano. E con questa musica, con il rock, è cresciuto, fino a diventarne uno degli autori ed interpreti più amati e apprezzati dal pubblico. Chi meglio di lui, allora, può provare a definire che cosa è stato ed è il rock ‘ italiano’ ? “E’ difficile dirlo” risponde Ligabue “perchè francamente non so se negli altri paesi che non sono l’ Inghilterra e l’ America si definisce in termini nazionali la produzione rock, se esista quindi un rock ‘ francese’ , ‘ svedese’ o ‘ tedesco’ . Sarei tentato di dire che esiste il rock e basta, figlio di un’ unica grande cultura, ma farei un cattivo servizio a chi, in Italia, ha cercato e cerca di proporre una musica originale. Allora è vero che un rock ‘ italiano’ esiste, ed è quello che nasce dall’ incontro tra una musica che parte da una grande attenzione alla melodia, che è patrimonio genetico della musica italiana, ed un’ altra che parte da un presupposto ritmico, ovvero il rock angloamericano. Questo incontro ha permesso lo sviluppo di una musica che fosse al tempo stesso italiana e internazionale, e in alcuni casi ha prodotto delle cose davvero originali ed importanti”. Come si arriva a diventare un musicista rock, in Italia? “Essenzialmente perchè ci si sente poco rappresentati dalle altre forme musicali che vengono prodotte nel nostro paese. Così è stato per me. Io ho sempre ascoltato moltissima musica che veniva dall’ America, perchè esprimeva contenuti e passioni che erano vicini alla mia sensibilità, alle mie necessità d’ ascoltatore. E al tempo stesso ho ascoltato con grande attenzione tutto quello che in Italia andava nella stessa direzione. Quando il rock italiano è nato, con il beat, io ero troppo piccolo per ascoltarlo con attenzione, è qualcosa che ho recuperato negli anni, andando a riscoprire molte cose interessanti, un rock già elettrico e duro, come quello dei Corvi. Ma negli anni Settanta ero già dentro al rock italiano, i dischi di progressive di gruppi come il Banco del Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi, gli Area, avevano la stessa importanza dei dischi americani o inglesi che continuavo a comprare. Diciamo, insomma, che non mi sono posto il problema di capire da dove venisse il rock, ho ascoltato la musica che mi piaceva e ho deciso di fare questo mestiere perchè era il solo modo in cui potevo esprimermi, divertirmi, appassionarmi”. Cosa è cambiato negli ultimi anni, cosa ha portato nuovamente al successo il rock in Italia? “Credo che sia cambiato il vento nell’ universo giovanile, è nato nuovamente il bisogno di sentire una musica diversa, capace di esprimere sentimenti diversi. E c’ è stata un’ apertura di mercato, perchè si è visto che il rock italiano, pur essendo una musica diversa, una musica di minoranza, poteva far vendere dei dischi, e questo ha messo in moto le case discografiche, che hanno finalmente cominciato a produrre dischi di gruppi italiani. Quello che mi preoccupa è che questo interesse delle case discografiche non crei soltanto casino, e che pur di pubblicare dei dischi di rock italiano le grandi case tirino fuori qualsiasi cosa, perdendo credibilità agli occhi del pubblico. Non deve provocare, insomma, un abbassamento qualitativo, la ricerca affannosa dell’ ultimo trend, qualunque esso sia. Perchè è un momento molto vivace e bello per il rock italiano, un momento di grande movimento, in sintonia con quello che sta accadendo nella scena rock mondiale. Ed è un movimento molto veloce, perchè negli ultimi due anni è cambiato il modo di consumare e ascoltare rock, adesso la tendenza è verso un suono aspro e duro, e mi sembra che anche dalle nostre parti ci si muova in quella direzione. E’ una cosa positiva, perchè è il segno che esiste una generazione di musicisti giovani e reattivi”. Torniamo alla domanda iniziale. Che cos’ è il rock italiano per Luciano Ligabue? “Ci sono alcune parole che possono servire a capire che cosa c’ è dentro questo grande spazio che viene chiamato rock. Una di queste parole è ‘ disagio‘ , un’ altra è ‘ non allineamento’ , un’ altra ancora è ‘ autonomia’ . E una che può sembrare strana per una musica che esalta lo spirito collettivo, che è ‘ individualismo’ , non nel senso più bieco del termine, ma inteso come non piegare la propria natura al senso comune, avere la forza di seguire il proprio istinto e le proprie idee. Poi magari ci sono tanti altri piccoli elementi, magari più futili o frivoli, quelli legati in maniera assolutamente mitizzata agli ‘ stili di vita’ del rock. Ma essenzialmente credo che queste parole abbiano contraddistinto sempre quello che è stato ed è il rock italiano”. -

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/09/25/la-via-nazionale-di-ligabue.html